Tutto cominciò a dicembre del ’94. Napoli aveva superato
brillantemente l’esame del G7 e della Conferenza Onu sulla
criminalità, che l’avevano fortemente rilanciata
in Italia e nel mondo sul piano dell’immagine. Agli inizi
del mese c’erano state le prime avvisaglie di quello che
sarebbe stato l’ennesimo bollettino di guerra per lo sparo
dei botti proibiti. Ci si pose il problema di inventare qualcosa
che avesse convinto i napoletani ad abbandonare questa tragica
tradizione e l’incivile abitudine di buttare dai balconi
la roba vecchia. Si individuò in un appuntamento in piazza
del Plebiscito- da poco liberata dalle auto e diventata un simbolo
della nuova Napoli- il “deterrente” giusto per dare
un ulteriore accelerata per scelte che assimilassero Napoli ad
altre capitali: Parigi, Berlino, Londra, New York già da
diversi anni avevano la tradizione di festeggiare in piazza l’arrivo
del nuovo anno.
Con soli 18 milioni, un palco in legno, una staffetta tra le radio
private che garantì l’intrattenimento musicale e
uno sponsor che allestì uno “spettacolo pubblico”
di fuochi pirotecnici fu allestito il 1° Capodanno a Napoli.
Gli organizzatori si mossero tra lo scetticismo generale: nessuno
avrebbe scommesso sulla riuscita dell’iniziativa. Gli stessi
collaboratori avevano difficoltà a mettersi in evidenza.
Molte radio declinarono l’invito perché non potevano
rischiare una figuraccia e lo sponsor ci fece giurare che in caso
di fiasco non avremmo mai citato il nome dell’azienda! Sapevamo
che al Vesuvio c’erano Luciano de Crescenzo e Marisa Laurito
e allora li andammo a prendere con un auto privata e li portammo
in piazza. Lungo il percorso de Crescenzo ripeteva che era una
follia, ma che gli piaceva l’idea di festeggiare in maniera
così originale la mezzanotte. Come andò lo ricordano
tutti: oltre 100.000 persone si diedero appuntamento in piazza
e si recarono poi sul lungomare per ammirare uno spettacolo pirotecnico
dignitoso ma di appena 10’. Non successe nessun incidente
e il numero di feriti per i botti diminuì. Così
i giornali parlarono di un miracolo napoletano…
L’anno dopo il Capodanno diventò subito un vero e
proprio evento, con la sua struttura, il suo programma, la sua
organizzazione. In piazza allestimmo la Montagna del sale dell’artista
Mimmo Paladino e fu un successo straordinario. La Rai decise di
prevedere una diretta per il Capodanno a Napoli, organizzando
un proprio spettacolo, come fece anche a Milano e Roma. L’artista
scelto era Luca Carboni, bolognese e la presentatrice Milly Carlucci.
Era stata prevista anche una presenza napoletana, Nino D’Angelo,
ma ci accorgemmo che ci sarebbe stato poco spazio per lui. Così
ci inventammo una location molto originale in modo da costringere
le telecamere a collegarsi con Napoli. Facemmo salire l’artista
sul pizzo della Montagna del sale, gli passammo un microfono e…
fu un altro successo.
Il Capodanno 1996 fu il primo che prevedeva un’installazione
artistica nella piazza e la manifestazione si è sempre
molto integrata con essa. In particolare è rimasto indimenticabile
il tango ballato sotto l’enorme farfalla rossa di Kapoor.
Gli artisti ospitati sono stati sempre napoletani. Ci piace ricordare
con grande affetto Renato Carosone. Fu l’ultimo concerto
in piazza del grande artista.
Arrivò avvolto in una coperta perché faceva molto
freddo e suonò tutta la serata con la coperta sulle gambe
come un nonno che raccontava favole ai nipotini. Quell’anno
dopo aver ospitato l’animazione di Valerio Festi prevedemmo
per la prima volta uno spettacolo di fuochi d’artificio,
a tempo di musica, sul colonnato della chiesa di san Francesco.
Un altro successo: la gente stette per 30 minuti in silenzio col
naso all’insù ed alla fine ci fu un lunghissimo applauso,
di quelli che si tributano ai grandi artisti. Tantissima folla
anche per la discoteca allestita a partire da quell’anno
nella Stazione marittima.
Lo spettacolo pirotecnico è al centro di un aneddoto del
Capodanno del 2000.
Quell’anno, indicato con un errore marchiano come l’inizio
del nuovo millennio, tutte le città si organizzarono per
una festa che segnasse l’avvento del 2000. Era difficilissimo
trovare ad un costo accettabile un artista adeguato all’evento.
Dario Scalabrini parlò del progetto di Capodanno 2000 a
Lucio Dalla che era in tourneè a Napoli. Gli raccontò
dell’idea di organizzare un grande spettacolo pirotecnico
sul Castel dell’Ovo, da tutti considerato come il nucleo
fondante della nostra città e che proprio in quelle settimane
era passato in gestione all’Amministrazione comunale. Lucio
Dalla rimase affascinato da questa idea. Annullò l’impegno
che aveva già programmato in un’altra città
e scelse lo slogan del nostro Capodanno “Ciao 2000”
per la sua tournee. Accettò di essere a Napoli, a un costo
molto più basso, di quelli correnti quell’anno. Però
nel contratto fece mettere una clausola con una penale altissima:
alla fine del suo spettacolo doveva raggiungere l’Hotel
Vesuvio e ammirare lo spettacolo dal terrazzo dell’albergo.
Anzi lo spettacolo non poteva cominciare se non c’era la
sicurezza che l’artista fosse arrivato. La notte del 2000
Salemme ci raggiunse sul palco, ma quando salì strinse
la mano a Bassolino che gli chiese: “Mica sei emozionato?
Uno come te è abituato ai palcoscenici e al pubblico!”.
Salemme rispose con un espressione molto colorita. “Antò
a teatro ci stanno si e no 1000 persone… qua ce ne sono
200.000!” Lo spettacolo pirotecnico fu affascinante. L’immagine
del castello con la scritta “2000 “ fece il giro del
mondo e per strada c’erano almeno mezzo milione di persone.
Nel 2001 partecipò Edoardo Bennato. Le scenografie erano
di Valerio Festi e la piazza era “invasa” dall’opera
di Kapoor. La Rai aveva previsto il solito collegamento con diverse
piazze, ma solo quando si collegava con Napoli l’audience
si alzava. Così a spettacolo già chiuso la Rai fu
costretta a chiederci una replica e così la gente che aveva
cominciato a sfollare tornò in piazza e si ricominciò
tutto daccapo. Bennato era da un po’ lontano dalle scene,
ma il concerto che realizzò fu molto bello. Dopo un mese
la Tim gli offrì un contratto e così la canzone
che aveva presentato a Napoli diventò il jingle dell’azienda.
Capodanno 2003 con lo spettacolo Femmine di Nino D’angelo
ha visto la partecipazione di 7 tra le più note interpreti
della canzone napoletana. Giulietta Sacco, oramai quasi cieca,
tornava nella sua città dopo oltre 20 anni.
Nel 2004 è stato Peppe Barra, con i suoi valenti accompagnatori,
tra cui lo straordinario Lino Cannavacciuolo, ad allietare la
serata. Barra trascinò il pubblico in una esaltante tamurriata
e, alla fine, tutti gli spettatori che si recavano al Castel dell’Ovo
ad assistere lo spettacolo pirotecnico, trovarono lungo via Santa
Lucia balconi illuminati con giochi di luce, animatori, acrobati,
artisti di strada: una sorta di Piedigrotta invernale!
Il Capodanno del 2005 si è svolto qualche giorno dopo la
tragedia dello tsunami che ha colpito le popolazioni dello Sry
Lanka. A mezzanotte con gli auguri, la solidarietà alle
vittime. E poi, lo spettacolo di Enzo Avitabile che insieme ai
Bottari ha trascinato la folla in un ritmo straordinario coinvolgendo
la folla nella sua world music. Lo spettacolo pirotecnico fu annullato
in segno di lutto, come in tante altre città.
Fiorella Mannoia, prima artista non napoletana è stata la protagonista del Capodanno 2006. Tanta gente in piazza per ascoltare “Quello che le donne non dicono” e festeggiare insieme il nuovo anno. E poi, le novità: un concerto di Sal Da Vinci in Piazza Mercato, un’altra piazza simbolo della nostra città. |